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rossoantico
vengo da lontano, guardo lontano.


15] - Ottobre 2007


21 ottobre 2007

fetore di fascismo.

 
"Ora ho davvero paura di ritrovare l'Italia dei condoni, l'Italia dei Furbetti, l'Italia del regime Televisivo, l'Italia classista: in poche parole l'Italia di Berlusconi! Ma non la mia..."

il mio commento:
 
Caro Fabio, la tua paura è anche la mia. E mi preoccupa questo sentore di prefascismo che ammmorba l'aria. Mi preoccupa la sintonia che si è creata fra  destra e sinistra, che, nel chiedere di mandare a casa Prodi, sembra parlino con una sola voce. Mi preoccupa l'analogia fra gli insistenti proclami berlusconiani e le invettive del grillo acchiappagrulli, il quale, furbescamente, si è assicurato (a costo zero) il tutto esaurito ai suoi spettacoli per i prossimi 10 anni. Mi preoccupa la protervia di un papa reazionario il quale, certo volutamente, fa coincidere la beatificazione di 498 fascisti spagnoli con l'anniversario della marcia su Roma di mussoliniana memoria.
C'è preoccupazione in me e c'è delusione.
Tu affermi di aver paura di "ritrovarti l'Italia dei condoni, l'Italia dei Furbetti, l'Italia del regime Televisivo, ecc. !". 
La mia  paura è quella  di ritrovarmi in una  Italia infinitamente peggiore: un'Italia in cui un berlusconi, galvanizzato da una nuova molto probabile rielezione, sentendosi richiamato a furor di popolo si senta in dovere di imporre con la forza la sua idea di democrazia. Un Italia senza Parlamento. Un'Italia senza Partiti.  Un'Italia in cui la legge del più forte sarà l'unica legge vigente. In poche parole: una Italia fascista.
Ce ne accorgeremo  allora, cari compagni della sinistra radicale, cosa vuol dire repressione, cosa vuol dire censura, cosa vuol dire fascismo.


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permalink | inviato da rossoantico il 21/10/2007 alle 14:5 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (24) | Versione per la stampa


19 ottobre 2007

Grillo, un masaniello da strapazzo

Il grillo sparlante colpisce ancora. Ma la sua è un'arma spuntata.

leggiamo sul blog di Beppe Grillo:

"Ricardo Franco Levi, braccio destro di Prodi, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, ha scritto un testo per tappare la bocca a Internet. Il disegno di legge è stato approvato in Consiglio dei ministri il 12 ottobre. Nessun ministro si è dissociato. Sul bavaglio all’informazione sotto sotto questi sono tutti d’accordo.
La legge Levi-Prodi prevede che chiunque abbia un blog o un sito debba registrarlo al ROC, un registro dell’Autorità delle Comunicazioni, produrre dei certificati, pagare un bollo, anche se fa informazione senza fini di lucro.
I blog nascono ogni secondo, chiunque può aprirne uno senza problemi e scrivere i suoi pensieri, pubblicare foto e video.
L’iter proposto da Levi limita, di fatto, l’accesso alla Rete.
Quale ragazzo si sottoporrebbe a questo iter per creare un blog?
La legge Levi-Prodi obbliga chiunque abbia un sito o un blog a dotarsi di una società editrice e ad avere un giornalista iscritto all’albo come direttore responsabile.
Il 99% chiuderebbe"
 
Il grillo sparlante mente sapendo di mentire. La sua è una

 volgare mistificazione.
 

Diamo la parola al sottosegretario Levi:
 
«Lo spirito del nostro progetto non è certo questo.  Non abbiamo interesse a toccare i siti amatoriali o i blog personali, non sarebbe praticabile.  Quando prevediamo l'obbligo della registrazione,  non pensiamo alla ragazza o al ragazzo che realizzano un proprio sito o un proprio blog, pensiamo, invece, a chi, con la carta stampata ma, certo, anche con internet, pubblica un vero e proprio prodotto editoriale e diventa, così un autentico operatore del mercato dell'editoria».
 
E Pietro Folena: "Chi fa un blog non è un editore. Quindi non deve sottostare a nessuna regola particolare riguardante la stampa o gli operatori della comunicazione. Anche io ho un blog, e un blog è un diario. Nel quale, certo, si può fare informazione. Così come esistono migliaia di siti. Quindi - conclude - va chiarito che chi fa informazione amatoriale online, così come è oggi, se vuole usufruire dei vantaggi della legge sulla stampa si iscriverà al tribunale, altrimenti non deve iscriversi da nessuna parte. Un conto è la professione, l'impresa, altro è la libera circolazione di idee e informazioni".


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permalink | inviato da rossoantico il 19/10/2007 alle 21:22 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (6) | Versione per la stampa


15 ottobre 2007

Esaltante!!!

La rivoluzione d'ottobre

il vento freddo di una domenica soleggiata ha fatto da contrasto al calore delle idee.donne e uomini che esprimono liberamente le proprie scelte.danno l'indicazione di un cammino da camminare.insieme.la strada lunga e piena di ostacoli si percorre con meno fatica se non si è soli.e milioni di petali e bandiere che oggi hanno colorato le città d'italia dimostrano che la "polis" sta ancora a cuore alle cittadinanze di questo tempo.cuore e mente di persone che hanno lo sguardo ancorato al futuro.lontano nel tempo.nello spazio.sempre avanti.con la memoria di cosa è stato.perchè la dimenticanza è mortale.come il peccato di chi cancella la memoria perchè la ritiene fuori moda.e allora come non ricordare,oggi,chi ha lottato per l'unità dei lavoratori quando era rischioso davvero vivere seguendo l'Ideale (con l'iniziale maiuscola).il sudore che scende come rughe di mani forgiate dalla durezza dell'esistere.il pathos di chi ha lottato per dare cittadinanza a diritti che oggi sembrano dovuti.e dalla forza imprescindibile dei sogni.materia fatta di aria che permette di respirare.dando vita alle vite che ognuno di noi impersona.

cari democratici,è un bel giorno, oggi.da segnare sul calendario col doppio rosso di un doppio festivo.
buena suerte.
alessandro errico



Foto:  rossoantico


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10 ottobre 2007

Poesie

 

 
 
Eugenio Giustizieri - Scritti nell'aria
 
Nessuno di noi
 
A poco a poco il mare scuote
il liquido crepuscolo di tanta luce
e indovino appena un'isola di terra
che urla il suo dolore.
Anche se fossimo capaci
di librarci in volo,
senza più peso, nessuno di noi
s'alzerebbe dalla voragine tremenda
che c'inchioda
ad un legno d'ulivo scorticato.
Trattienimi e che non bruci
la nostra furia
dal sapore di cenere e di fiamma.
 
Il silenzio dei ricordi
 
Chiede amore e carezze
l'azzurro sud invernale
arrampicato tra gli aranci
che fiuta l'aroma del mare
e la mia vita.
Gli anni mi coprono avidi
come il silenzio dei ricordi
ricamati d'astri.
 
Tu come nessuna
 
Spingendo la noia più in là
navigo nei sogni,
cercandomi senza vedermi
nella tua luce di fiore
che gioca senza sosta
sull'eco delle cose.
Cade il mondo
e se muoio tu non muori
nei miei pensieri
tormentati dal buio celeste
di comete acceso.
Non mi costano fatica
secoli di nuvole perdute,
non bruciano i miei occhi
le brusche tempeste dell'età.
Tu come nessuna,
pioggia sottile alla mia sete,
vesti le brezze fuggitive
della mia voce tradita
 
L'eterna sposa
 
Quando di Scirocco
un bacio all'infinito
frantuma il gelsomino
emergi dalla malinconia,
sulle zolle rosse
riarse a mezzogiorno
ti distruggi senza nome
eterna sposa odorosa d'immenso.
Brilli d'argento
quando è sera,
quando corri selvaggia
verso la mia anima in ansia
di averti prigioniera,
riporti ciò ch'è lontano
e sola vivi
in gocce d'ambra.
 
Nell'aria
 
E' bello sentirti vicina
col tuo cielo nei miei occhi
in questo vuoto avvenire
d'autunno morto nel nulla.
Non so chi riposa o veglia tra noi,
chi vola al chiaro di luna
nell'aria tremante e leggera
di rose in fiamme.
Il mio oscuro lampo
nell'ombra infinita di te
è palpito che canta e soffre
il segreto del nostro destino.
Mi misi al tuo fianco
cercando l'acqua per il fuoco,
deserta foglia senza riposo
che incanta il sole all'aurora.
 
Senza te
 
Rami di pietra appena sommersi
dal sangue del cielo basso
che d'improvviso, senza te,
la notte imprigiona.
Così ti attendo senza fortuna
finchè la mia testa si piega
sulle frontiere del sogno,
nel respiro
d'un lento battito di cuore. 
 
Ottobre 2007




permalink | inviato da rossoantico il 10/10/2007 alle 16:34 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (35) | Versione per la stampa


3 ottobre 2007

Risposta ai commenti del post precedente



 
Mi scuso innanzitutto per il ritardo con cui replico ai vostri graditissimi commenti:  sono in un periodo denso  di impegni e il tempo, come sempre, è tiranno.
Purtroppo è vero, come afferma Tiziana, che fra i giovani c'è un certo distacco dalla politica. Non in tutti, è ovvio. Vagando per i blog, quando il tempo me lo consente, mi accorgo tuttavia che i ragazzi, e sopratutto le ragazze che si interessano di politica sono tantissimi. E questo mi rincuora molto. E poco importa se le loro idee non  sempre collimano con le mie. Con loro è sempre possibile aprire un dialogo, cosa  invece imposssibile con chi vede la politica come il fumo negli occhi.
Tiziana mi chiede se  io riesco ad individuare qualche politico degno di stima...
Nel film di Luigi Magni del 1971, il protagonista, Publio Cornelio Scipione, uomo integerrimo e leale, ingiustamente accusato di peculato, davanti al Senato di Roma che lo deve giudicare, si autoaccusa delle più orrende nefandezze finchè Catone, Censore della Repubblica e suo principale accusatore, è costretto a dirgli di darsi una calmata: -non occorre strafare - gli dice - Essere meglio, no!, essere peggio è inutile...uguale...basta essere uguale... u -g - u -a- l -e...
E intendeva dire uguale agli altri. Quest'episodio mi viene in mente per spiegare perchè io, contro l'evidenza dei fatti, continuo ad aver fiducia in alcuni politici.
Ho militato per anni in un partito, il PCI, in cui la questione morale era molto sentita da noi militanti e la fiducia nei dirigenti era indiscussa. E i dirigenti ripagavano questa fiducia con un comportamento irreprensibile. Pasolini ebbe a scrivere che il PCI era ...un Paese pulito in un Paese sporco, un Paese onesto in un Paese disonesto, un Paese intelligente in un Paese idiota, Un Paese umanistico in un Paese consumistico...
E Indro Montanelli, che non si poteva certo tacciare di filocomunismo,  in una intervista disse che: - il Partito Comunista non era un partito, era qualcosa di mezzo fra la caserma e la chiesa, per entrare nella quale bisognava prendere i voti; e i voti si prendevano in un seminario chiamato "la scuola delle Frattocchie" dove si preparavano gli uomini di apparato, i quali si impegnavano a servire il partito ciecamente col sacrificio di qualsiasi interesse personale. Questi uomini formavano la più efficiente delle burocrazie italiane. Non c'è dubbio alcuno che il partito comunista sia stato un partito serio, veramente serio, molto più serio  di tutti gli altri.
 
Ecco: io ho fiducia negli uomini che provengono dal PCI appunto perchè si sono formati in un partito serio che faceva della questione morale uno stile di vita. Ho fiducia in d'Alema, in Veltroni, in Fassino, in Giorgio Napolitano. Ho piena fiducia in questi uomini, e quando le cronache tentano di gettare qualche ombra su costoro, mi vengono in mente  Pasolini,   Montanelli e, perchè no,  Publio Cornelio Scipione e  Catone il Censore.
Viviamo in un paese, l'Italia, in cui l'anarchia (non nel suo significato nobile, ma intesa come menefreghismo) e la piccola illegalità sono largamente diffusi, direi quasi maggioranza.
E trovo il pensiero hegeliano pienamente rispondente al nostro caso: larga parte del popolo non ha volontà di essere libero. Libero dal bisogno, libero dai pregiudizi, libero dal conformismo, libero dalle proprie paure. E così troviamo la casalinga e il pensionato, il piccolo commerciante e il modesto artigiano, il disoccupato e il piccolo imprenditore che votano Berlusconi. Sfruttati che votano il loro sfruttatore.
In un disegno politico che intende unire non due partiti, ma un intero popolo, (questo è l'obiettivo finale del PD) è indispensabile che l'unione avvenga non fra buoni e cattivi o fra onesti e disonesti, ma fra UGUALI. (chi vuol capire, capisca)
 
Terzostato:  caro prof. nel confessarti la mia più totale ignoranza su chi sia Antonio La Penna, mi dichiaro completamente d'accordo con te quando affermi che la violenza è stata fedele compagna della storia. La Resistenza è stata violenta e non poteva essere altrimenti; e violenta è stata la Rivoluzione Francese. Ma il contesto in cui questi eventi  sono nati era  infinitamente diverso dall'attuale. O forse vogliamo paragonare la nostra situazione presente con quella antecedente  la Rivoluzione Francese? 
Un caro saluto a tutti,
claudio

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