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rossoantico
vengo da lontano, guardo lontano.


Diario


24 dicembre 2012

un po' di storia non guasta...


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21 dicembre 2012

Eccezionale scoop



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13 dicembre 2011

Colombe invece di cacciabombardieri

Caro Presidente Monti, non so se risponde al vero la notizia che stiamo per spendere 16 miliardi di euro per acquistare 131 inutili cacciabombardieri. Se ciò fosse vero, in un momento in cui si chiedono sacrifici alla povera gente, sarebbe veramente una gran porcata. Con quei soldi si potrebbe evitare di far pagare l’ICI sulla prima casa, si potrebbe allentare la stretta sulle pensioni, si potrebbe diminuire l’IVA e le accise sulla benzina, si potrebbe…

Si, lo so, rinunciando ad acquistare quegli aerei, il cui contratto, dicono, non è stato ancora firmato, scontenteresti tante persone … scontenteresti l’ex ministro La Russa a cui piace trastullarsi con giochi di guerra, scontenteresti qualche politico e qualche funzionario che già pregustano odore di laute mazzette, scontenteresti i fabbricanti di armi abituati  a giocare e far soldi con la vita degli esseri umani.

Scontenteresti tante persone, lo so … ma renderesti felici milioni di Italiani.

Pensaci, Presidente!


Questo blog aderisce  all'iniziativa-no-jet.f35


11 dicembre 2011

Salvate i poveri ricchi!


Basta prendersela sempre con gli stessi!

Basta tormentare ‘sti poveri ricchi! Basta!!! Basta!!!!!

Ma lo sapete voi quanta fatica occorre, quanto   sudore si versa, quante pene si soffrono  per poter  raggranellare un bel po’ di milioncini? Lo sapete voi? E quante ruote si devono ungere, quante bustarelle si è costretti ad elargire, quanti imbrogli bisogna escogitare?

Ma lo sapete  o no che è più faticoso arricchirsi che restar poveri?

Credete che il commercialista che vi aiuta ad evadere il fisco, si accontenti di poco? E il banchiere che trasferisce nei paradisi fiscali il vostro bene più prezioso, credete che lo faccia gratis? Il sangue vi succhiano i maledetti!

Ma prendetevela con i morti di fame una buona volta! Tartassate i poveri ed essi ve ne saranno grati.




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6 dicembre 2011

Piccoli passi = lunga strada

La manovra varata dal Governo Monti ha suscitato più critiche che consensi.
E’ giusto che sia così. In democrazia è la norma.
Da più fonti gli si rimprovera che:
• Ha introdotto l’ICI per tutti ma non per la Chiesa,
• Poteva tagliare le spese militari e non lo ha fatto
• Doveva tassare i grandi patrimoni ma se ne è guardato bene
• Non doveva accanirsi sui più deboli
Ecc. ecc. ecc.
Tutte queste critiche sono, secondo il mio modesto parere, sacrosante.

Tuttavia, penso che in politica la teoria del “TUTTO E SUBITO” appartenga alle MEZZE TACCHE tipo ROSSI&TURIGLIATTI (li ricordate? Ebbero briciole di celebrità nel creare difficoltà al governo Prodi e dopo quell’effimero momento di gloria, giustamente, caduti nel dimenticatoio).
Un Politico che si rispetti, per essere uno Statista degno di questo nome, deve saper essere anche un lungimirante Stratega,
e deve sapere che solo procedendo per piccoli passi si può compiere molta strada, e deve inoltre sapere che quando si incontra un ostacolo apparentemente invalicabile è sciocco accanirsi nel tentare di superarlo ma è più saggio aggirarlo.



2 dicembre 2011

Dio ci salvi dai cattolici!


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25 ottobre 2011

La barzelletta che ha fatto ridere l'Europa




... ma a noi italiani fa piangere... per la vergogna




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16 agosto 2011

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12 agosto 2011

Er Gatto Socialista (Trilussa). Ogni riferimento a Tremonti, Sacconi e Brunetta, ex socialisti, è puramente casuale

Si narra che Filippo Turati, fondatore del Socialismo italiano, una volta,  rivolgendosi alla folla accorsa ad un suo comizio, avrebbe detto: “ E’ vero compagni, io viaggio in carrozza,  ma il mio cuore viene a piedi con voi”. Non so se questo aneddoto sia vero o sia frutto della fantasia di qualche avversario politico, ma mi è venuto in mente leggendo su un giornale di qualche tempo fa il trafiletto  che segue:  

Londra  - Si allarga l'impero immobiliare di Tony Blair: l'ex-primo ministro laburista ha appena comprato nelle vicinanze di Londra South Pavilion, una maestosa villa settecentesca da cinque milioni di euro appartenuta fino alla morte nel 2000 all'attore John Gielgud. Con questa villa, che si trova nel Buckinghamshire, non lontano dai Chequers, la residenza campestre dei primi ministri di Sua Maestà, Tony e Chery Blair portano a sei le abitazioni di loro proprietà: hanno due case a Londra (una da cinque milioni di euro e l'altra da un milione), una terza a Durham e due appartamenti a Bristol che sono stati dati in affitto.

 

 E un altro ricordo affiora nella mia mente: qualche anno fa, in  un paesino del sud Italia, un dirigente del partito socialista locale, libero professionista e libero dal bisogno, potendo contare su due stipendi, quello suo e quello di sua moglie, professionista anche lei, oltre ai proventi di uno studio ben avviato, si lamentava che con le norme fiscali introdotte a suo tempo dal governo Prodi, gli toccava pagare 5000 euro in più di imposte. E malediceva il governo di cui anche il suo partito ne faceva parte. Alla faccia della solidarietà.

Un mio amico, che per hobby aveva il vezzo di creare modi di dire e aforismi, parlando di socialisti diceva che “il Socialista è uno abbastanza intelligente da essere di sinistra ma non abbastanza onesto per essere comunista”.

 

Termino con Trilussa:

 

 

Er compagno scompagno


Un Gatto, che faceva er socialista
solo a lo scopo d'arivà in un posto,
se stava lavoranno  un pollo arosto
ne la cucina d'un capitalista.
 
Quanno da un finestrino su per aria
s'affacciò un antro Gatto: - Amico mio,
pensa - je disse - che ce so' pur'io
ch'appartengo a la classe proletaria!
 
Io che conosco bene l'idee tue
so' certo che quer pollo che te magni,
se vengo giù, sarà diviso in due:
mezzo a te, mezzo a me... Semo compagni!
 
- No, no: - rispose er Gatto senza core
io nun divido gnente co' nessuno:
fo er socialista quanno sto a diggiuno,
ma quanno magno so' conservatore!

 


2 agosto 2011

Onore alle vittime, maledizioni ai responsabili!








Domanda: Perché il segreto di Stato?






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31 luglio 2011

Fiaba per grandi e piccini

 I VESTITI NUOVI DELL'IMPERATORE  (Il Re è nudo)
 

Molti anni or sono, viveva un Imperatore, il quale dava tanta importanza alla bellezza ed alla novità dei vestiti, che spendeva per adornarsi la maggior parte de' suoi danari. Non si curava de'

suoi soldati, non di teatri o di scampagnate, se non in quanto gli servissero di pretesto a far mostra di qualche nuovo vestito.

Per ogni ora della giornata, aveva una foggia speciale, e, come degli altri re si dice ordinariamente: è al consiglio, — di lui si diceva sempre: è nello spogliatoio.

Nella grande città dov'egli dimorava, la vita era molto gaia, ed ogni giorno ci capitavano forestieri. Una volta ci vennero anche due bricconi, i quali si spacciarono per tessitori e raccontarono di saper tessere la più bella stoffa che si potesse vedere al mondo. Non solo i colori e il disegno erano straordinariamente belli, ma i vestiti che si facevano con tale stoffa avevano questa mirabile proprietà: ad ogni uomo inetto al proprio officio o più stupido di quanto sia lecito

comunemente, essi rimanevano invisibili.

«Ah, questi sì, sarebbero vestiti magnifici!» — pensò l'Imperatore: «Quando li avessi indosso, verrei subito a sapere quali sono nel mio regno gli uomini inetti all'officio che coprono; e saprei subito distinguere i savii dagli stolti! Sì, sì; bisogna che mi faccia tessere questa stoffa.» E antecipò intanto ai due bricconi una buona somma di danaro, perchè potessero incominciare il lavoro.

Essi prepararono due telai, e fecero mostra di mettersi a lavorare; ma sui telai non avevano nulla di nulla. Nel domandare, però, non si peritavano: domandavano sempre le sete più preziose e l'oro più fino. E la roba, se la mettevano in tasca, e continuavano a lavorare ai telai vuoti, magari sino a notte inoltrata.

«Mi piacerebbe sapere a che punto sono col lavoro,» pensava l'Imperatore; ma l'angustiava un poco il fatto che chiunque fosse troppo sciocco od impari al proprio officio non avrebbe potuto

vedere la stoffa. Sapeva bene che, per conto suo, non c'era di che crucciarsi, ma, in ogni modo, stimò più opportuno di mandare prima un altro a vedere come andasse la faccenda. In città, tutti oramai sapevano la meravigliosa proprietà della stoffa, ed ognuno era curioso di vedere sino a che punto giungesse la stupidità o la buaggine del suo vicino.

«Manderò dai tessitori il mio vecchio onesto Ministro,» — pensò l'Imperatore: «Può giudicare il lavoro meglio di qualunque altro, perchè ha ingegno e nessuno più di lui è adatto alla propria carica.»

E il buon vecchio Ministro andò nella sala dove i due mariuoli facevano mostra di lavorare dinanzi ai telai vuoti. «Dio mi assista!» — fece il vecchio Ministro, e sgranò tanto d'occhi: «Io non vedo nulla di nulla!» Però si guardò bene dal dirlo.

I due bricconi lo pregarono di farsi più presso: non era bello il disegno? e i colori non erano bene assortiti? — e accennavano qua e là, entro al telaio vuoto. Il povero Ministro non si stancava

di spalancar tanto d'occhi, ma nulla riusciva a vedere, poi che nulla c'era. «Mio Dio!» — pensava:

Ma ch'io sia proprio stupido? Non l'ho mai creduto, ma questo, già, di se stesso nessuno lo crede.

E se non fossi adatto a coprire la mia carica? No, no; non è davvero il caso d'andar a raccontare che non vedo la stoffa.»

«E così? Non dice nulla?» — domandò uno degli uomini, che stava al telaio. «Oh, perfetto, magnifico, proprio magnifico!» — disse il vecchio Ministro, e guardò attraverso agli occhiali: «Che disegno, che colori!... Sì, dirò a Sua Maestà che il lavoro mi piace

immensamente!»

«Oh, questo ci fa davvero tanto piacere!» dissero entrambi i tessitori; e indicavano i colori per nome, e additavano i particolari del disegno. Il vecchio Ministro stava bene attento, per poter dire le stesse cose quando fosse tornato con l'Imperatore; e così fece.

Intanto, i due bricconi domandavano dell'altro danaro, dell'altra seta, dell'altr'oro, tutto per adoprarlo nel tessuto, naturalmente. E tutto mettevano invece nelle proprie tasche; e sul telaio non ne andava nemmeno un filo; ma continuavano come prima a lavorare al telaio vuoto.

L'Imperatore mandò poco dopo un altro ottimo officiale dello Stato, affinché gli riferisse sull'andamento del lavoro, e se mancasse poco alla fine. Ed accadde anche a lui precisamente quello ch'era accaduto al Ministro: guardava e guardava, e, poi che sul telaio vuoto nulla c'era, nulla riusciva a vedere.

«Non è vero che è un bel genere di stoffa?» — domandavano tutti e due i mariuoli; e mostravano e spiegavano le bellezze della stoffa che non c'era.

«E pure, io non sono sciocco!» — pensava l'officiale: «E allora, gli è che non sono adatto al mio alto officio. Sarebbe strana! In ogni modo, bisogna almeno non lasciarlo scorgere!» Per ciò, vantò la stoffa che non vedeva, e si dichiarò pienamente soddisfatto tanto dei bellissimi colori quanto dell'eccellente disegno. «È proprio stupendo!» — disse poi all'Imperatore.

E in città non si faceva che parlare di questa magnifica stoffa.

Poi l'Imperatore stesso volle esaminare il tessuto sin che stava ancora sul telaio. Accompagnato da tutto un seguito di eletti cortigiani, tra i quali si trovavano anche i due vecchi

valentuomini, che primi vi erano andati, si recò da quei furbi mariuoli. Essi lavoravano ora con più lena che mai, ma sempre senza trama e senza filo.

«Non è vero che è proprio stupenda?» — dissero tutti e due i probi officiali: «Si degni la Maestà Vostra di osservare questo ornato, questi colori!» — ed accennavano al telaio vuoto, sempre

credendo, ben inteso, che gli altri potessero vedere la stoffa.

«Che affare è questo?» — pensò l'Imperatore «Io non ci vedo nulla! Questa è grossa! Fossi mai per caso un grullo? O non fossi buono a far l'Imperatore? Sarebbe il peggio che mi potesse capitare...» — «Oh, è bellissimo!» — disse ad alta voce: «È proprio di mio pieno gradimento.» Ed approvò soddisfatto, esaminando il telaio vuoto; perché non voleva confessare di non vedervi nulla.

Tutto il seguito, che lo accompagnava, aveva un bell'aguzzare gli occhi: non riusciva a vedervi più che non vi avessero veduto gli altri; e però tutti dissero con l'Imperatore «Bellissimo! Magnifico!»

— e gli consigliarono di indossare per la prima volta il vestito fatto con quella splendida stoffa nel corteo di gala, ch'egli doveva guidare alla prossima festa. «Splendido, magnifico, meraviglioso!» —

si ripeté di bocca in bocca; e tutti se ne rallegrarono cordialmente. L'Imperatore concedette ai due bricconi il permesso di portare all'occhiello il nastrino di cavaliere, col titolo di Tessitori della Casa

Imperiale.

Tutta la notte, che precedeva il giorno della festa, i due bricconi rimasero alzati a lavorare, ed accesero più di sedici candele. Tutti poterono vedere quanto s'affaccendassero a terminare i

nuovi vestiti dell'Imperatore. Fecero mostra di levare la stoffa dal telaio; tagliarono l'aria con certe grosse forbici, cucirono con l'ago senza gugliata, ed alla fine dissero: «Ecco, i vestiti sono pronti.»

L'Imperatore stesso venne allora, con i più compiti cavalieri, e i due bricconi levavano il braccio in aria, come se reggessero qualche cosa, e dicevano: «Ecco i calzoni! Ecco la giubba! Ecco il mantello!» — e così via. «Son leggeri come ragnateli! Sembra di non portar nulla sul corpo! Ma questo è il loro maggior pregio!»

«Già!» — fecero tutti i cortigiani; ma niente riuscirono a vedere, poi che niente c'era.

«Si degni la Maestà Vostra di deporre i vestiti che indossa,» — dissero i furfanti: «e noi misureremo alla Maestà Vostra i nuovi, dinanzi a questo grande specchio.»

L'Imperatore si spogliò, e quei bricconi fecero come se gli indossassero, capo per capo, i vestiti nuovi, che dicevano d'aver preparati; e lo strinsero ai fianchi, fingendo di agganciargli

qualche cosa, che doveva figurare lo strascico; e l'Imperatore si volgeva e si girava dinanzi allo specchio.

«Come gli tornano bene! Divinamente!» — esclamarono tutti: «Che ornati! Che colori! È proprio un vestito magnifico!»

«Fuori è pronto il baldacchino di gala, di sotto al quale la Maestà Vostra guiderà la processione!» — annunziò il Gran Cerimoniere.

«Eccomi all'ordine!» disse l'Imperatore. «Non mi sta bene?» — E si volse di nuovo allo specchio, perché voleva fare come se esaminasse minuziosamente il proprio abbigliamento.

I paggi, i quali dovevano reggere lo strascico, camminavano chini a terra, come se tenessero realmente in mano un lembo di stoffa. Camminavano con le mani tese all'aria dinanzi a sé, perché

non osavano lasciar vedere di non averci nulla.

E così l'Imperatore si mise alla testa del corteo solenne, sotto il superbo baldacchino; e tutta la gente ch'era nelle strade e alle finestre, esclamava: «Mio Dio, come son fuor del comune i nuovi

vestiti dell'Imperatore! Che stupendo strascico porta alla veste! Come tutto l'insieme gli torna bene!» Nessuno voleva dar a divedere che nulla scorgeva; altrimenti non sarebbe stato atto al

proprio impiego, o sarebbe stato troppo sciocco. Nessuno dei vestiti imperiali aveva mai suscitato tanta ammirazione.

«Ma non ha niente in dosso!» — gridò a un tratto un bambinetto.

«Signore Iddio! sentite la voce dell'innocenza!» — esclamò il padre: e l'uno venne sussurrando all'altro quel che il piccino aveva detto.

«Non ha niente in dosso! C'è là un bambino piccino piccino, il quale dice che l'Imperatore non ha vestito in dosso!»

«Non ha niente in dosso!» — gridò alla fine tutto il popolo. L'Imperatore si rodeva, perché anche a lui sembrava veramente che il popolo avesse ragione; ma pensava: «Qui non c'è scampo!

Qui ne va del decoro della processione, se non si rimane imperterriti!» E prese un'andatura ancora più maestosa; ed i paggi continuarono a camminare chini, reggendo lo strascico che non c'era

 

H. C. Andersen

Da 40 Novelle

http://www.liberliber.it/biblioteca/a/andersen/40_novelle/pdf/40_nov_p.pdf



24 luglio 2011

Ricordi di scuola

Ci sono momenti della nostra vita che sfidando l’incedere del tempo, si fissano indelebili nei recessi della nostra memoria, per poi riaffiorare a distanza di anni richiamati da un evento qualsiasi. L’episodio di cui sto per parlare, avvenne nei primi anni cinquanta, quando frequentavo la terza classe di avviamento industriale(equivalente alla terza media), nell'Istituto "Emanuele Barba" di Gallipoli. La nostra insegnante di Lettere era la professoressa D’Ambrosio, una donnina minuta e curva di spalle, sulla sessantina, zitellona, comunista e attivista sindacale. Ricordo che, quando per una qualche ragione era insoddisfatta del nostro impegno nello studio, ci ammoniva, con l’indice della mano destra brandito come una spada, con la frase: “La scienza infusa non ve la dà nessuno”.

Dal provveditorato erano giunte alcune copie di un libro di cui non ricordo il titolo (una splendida antologia di sei/settecento pagine con brani di romanzi, racconti, poesie, aneddoti), che dovevano essere distribuite gratuitamente, una copia per classe ad esclusiva discrezione dell’insegnante. La signorina D’Ambrosio, non volendo fare un torto a nessuno, poiché accontentando uno avrebbe scontentato tutti gli altri, pensò bene di affidare alla sorte l’ardua scelta; tirò fuori dalla borsetta ventisei bigliettini numerati e arrotolati, precedentemente preparati, chiamò un alunno e gli fece estrarre un biglietto: usci il 15, il numero che sul registro di classe corrispondeva al mio nome! Era uscito il mio numero! Impossibile descrivere la gioia che provai. A parte la mia passione per la lettura (ero un vorace divoratore di libri della biblioteca scolastica), ora avevo un libro tutto mio, l’unico che avessi mai avuto (tranne quelli di testo, sempre di seconda o terza mano). Alla fine dell’anno scolastico, la Professoressa mi chiese del libro, se avessi finito di leggerlo e se mi fosse piaciuto. Le risposi che si, mi era piaciuto moltissimo, tanto che alcuni brani li avevo letti più volte, e che assieme ad alcune poesie, ormai li ricordavo a memoria.(li ricordo ancora adesso, a distanza di oltre mezzo secolo). “Sapevo che il libro sarebbe stato in buone mani e che ne avresti fatto buon uso“, mi disse con un sorriso un po’ complice, “non per niente ho falsificato l’estrazione scrivendo in tutti e ventisei biglietti il numero quindici”.


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21 luglio 2011

Senza parole


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19 luglio 2011

Lettera a Silvio

Caro Silvio ti scrivo per rincuorarti un po’,

e siccome ti voglio bene un consiglio ti darò.

Ad Antigua lo sai, puoi stare come un re,

hai bellissime ville e sono tutte per te.

Lì è un paradiso fiscale, non avrai tasse da pagare,

la pedoflia non è reato, potrai fare quel che ti pare.

In quel Paese lo sai, non c’è Costituzione

E non esiste neppure l’estradizione.

Vai Silvio vai, vai a quel Paese, così poi

Starai meglio tu, staremo meglio noi.


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9 luglio 2011

Le pecore siano pecore!



 “Le religioni sono come le lucciole: Per brillare hanno bisogno delle tenebre”.
 

- Cos’è quella scritta su quel giornale,  Georg?

- E’ una massima, Santità. Di Shopenhauer

- Shope che?

- Shopenhauer, Santità. Un filosofo.

- Filosofo eh? E dove vive costui?

- Non vive, Santità. E’ morto nel 1860; era tedesco.

- Ateo presumo…

- Si, Santità, era ateo.

- E cosa intendeva con quella stupida frase?

– Intendeva dire che le religioni fanno di tutto per mantenere i popoli

nell’ignoranza perché solo cosi possono esercitare il loro potere.

- Era un ciarlatano, Georg, un ciarlatano! I veri filosofi sono Agostino

D’Ippona, Tommaso d’Aquino, Blaise Pascal,  Rocco Buttiglione; tutto

il resto è ciarpame partorito da quella bestia immonda che si chiama

“Illuminismo”.

-  Concordo Santità, l’illuminismo era una bestia immonda ma

appartiene al passato…

- No Georg, no! E’ sempre presente. Novella Idra! Mozzi una testa, ne

rispuntano cento. Il loro fiato venefico ammorba l’aria. Bisogna stare

attenti Georg, Occorre vigilare!

- Vigileremo Santità, vigileremo.

- Dobbiamo tornare ad essere quell’isola felice che era il Medioevo,

dove tutto era chiaro e ben definito: dove le pecore erano pecore e i

pastori erano pastori; le prime dovevano essere guidate nel cammin

della vita, i secondi avevano il compito di indicare la giusta via.

Al contrario, nella cosiddetta civiltà moderna, l’ordine delle cose

viene sovvertito e  può succedere perfino che le pecore vogliano

scegliere da sole il pascolo dove

brucare l’erba o addirittura pretendano di essere loro a guidare i pastori

E’ una cosa assurda, inaudita, che va aldilà di ogni umana

immaginazione.

- Ce la faremo Santità, torneremo nel Medioevo.

- E la Chiesa di Roma tornerà a dominare, più potente che pria, e

detterà legge, secondo la volontà di Dio, ai popoli e alle nazioni.

- Come ai bei tempi, Santità!

- Esattamente Georg, come ai bei tempi. E questa volta

non permetteremo ai Voltaire e ai Rousseau e a tutti gli

altri intellettualoidi da strapazzo di produrre

strane alchimie cerebrali:  impediremo loro  di ragionare.

- Chiedo umilmente perdono Santità, ma fu proprio per combattere

questi metodi che agli inizi del 18° secolo nacque e si sviluppò

quella corrente di pensiero chiamata “illuminismo” che si prefiggeva

la progressiva emancipazione dell'uomo dalle tenebre ideologiche in

cui era costretto dai dogmi della fede e dal dispotismo religioso.

- Siete edotto in materia, Georg

- Mi informo su Wikipedia, Santità, l’enciclopedia libera.

- Non ci sarà più alcuna enciclopedia libera, Georg; applicheremo una

censura ferrea. Se il Signore Iddio avesse voluto l’Uomo sapiente lo

avrebbe dotato di scienza infusa, invece lo ha creato ignorante. Il Signore

non disse ad Adamo ed Eva: <<Istruitevi ed emancipatevi>>, ma

<<Crescete e moltiplicatevi>>, e disse ancora ad Adamo: <<Ti

guadagnerai il pane col sudore della fronte>>. Ecco qual è il compito

dell’Uomo: lavorare!  Lavorare in silenzio e senza grilli per la testa.

Lasciare l’Uomo nell’ignoranza non è un capriccio del Papa, ma è la

volontà di Dio.  La Chiesa è la maggiore fonte del Sapere, Georg, ed è

l’unica detentrice di Verità; ma la Verità, e con essa il Sapere devono essere

riservati solo a pochi eletti, a coloro che li sapranno gestire e che per

questo si porranno al disopra degli altri e sugli altri eserciteranno

il ruolo di guida, indicando loro come vivere e come morire.

Guai a coinvolgere le masse nel Sapere! L’emancipazione è opera

di Satana, così come la

DEMOcrazia è figlia del DEMOnio dal quale deriva il nome.

Masse istruite ed emancipate ci conducono fatalmente al

comunismo che è la quintessenza del satanismo;

ci portano alla negazione di Dio; all’assurda

pretesa di uguali diritti; a perturbazioni dell’ordine costituito;

ad un mondo pieno di Shopenhauer e di Karl Marx.

Vogliamo ciò? Dio vuole ciò, Georg? Noi crediamo di no.

Pensiamo invece che desiderio di Dio sia

quello di un mondo che giri sempre nello stesso senso; di notti che si

alternano ai giorni; di fiumi che scorrono verso il mare; di pastori che

guidino le loro pecorelle; di pecorelle docili e silenziose che si lasciano

guidare. Amen.


Dialogo immaginario...ma non troppo




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31 dicembre 2010

BUON ANNO A TUTTI ! ! !

"La disoccupazione è una male tremendo. Molte famiglie di italiani, che in questo momento stanno ascoltando, passeranno un primo dell’anno tristissimo perché la disoccupazione ha invaso la loro casa e quindi, non potranno salutare il nuovo anno con animo lieto; vi sarà la miseria nella loro casa. Si cerchi di combattere la disoccupazione. È un male, ripeto, tremendo che io ho conosciuto ed è un’esperienza che benedico. Perché, figlio di famiglia ricca, fui costretto ad emigrare in Francia sotto il fascismo per sfuggire al carcere e dovetti fare l’operaio. Ed ho conosciuto anch’io la disoccupazione e quindi per esperienza personale conosco questo male e so quali sono le amare rinunce cui deve sottostare un disoccupato". ( Sandro Pertini - Auguri agli Italiani - 31.12.1984)

Auguri a tutti! E che il nuovo anno liberi l’Italia e il mondo

dal cancro del berlusconismo!


 


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28 marzo 2010

L'ora legale? meglio l'ora d'aria


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27 ottobre 2009

Cronache dal PD

- Prima uscita pubblica, oggi, di Bersani da Segretario; e già si hanno le prime conferme di quella che sarà la linea politica del partito: rinnovamento nella tradizione. D'ora in poi i comizi si terranno in piedi su una sedia nuova, come nei bei tempi antichi.
 
- Rosy Bindi, alla proposta di assumere la presidenza del Partito, ha detto che non si tirerà indietro, ma che, anzi, accetterà volentieri, a patto di poter conservare l'incarico di capogruppo,  perchè dos incarichi son meglio che uan.
 
- Piero Fassino e Sergio Cofferati hanno chiesto a Pierluigi Bersani di ridurre il peso di Massimo D'Alema all'interno del Partito. Bersani ha promesso che si adopererà per convincere Massimo (che Giancarlo Paietta chiamava Minimo), a iniziare una dieta.
 
- Secondo voci di corridoio  ci sarebbe stata una telefonata di Piercasinando..pardon, di Pierferdinando Casini per implorare Bersani a fare il possibile per scongiurare la minaccia di Rutelli di trasmigrare nell'Udc


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16 ottobre 2009

Serve una scossa nel PD



Il Pd, nato con grandi aspettative, rappresentava il sogno di riunire tutte le forze riformiste del paese per costruire insieme una società più giusta. Purtroppo abbiamo invece assistito alla riproposizione di vecchi schemi della politica, ad iniziare dal metodo usato per la spartizione delle poltrone aggravato dalla continua litigiosità dei vari personaggi. Il tanto decantato "nuovo", non è riuscito a trovare spazio nel partito, soffocato ed umiliato dai soliti noti che hanno fatto l'impossibile per mantenere le loro posizioni di privilegio a discapito del merito, parola tabù nel nostro paese. L'immagine del partito è risultata continuamente indebolita da questo, sono state deluse le aspettative di milioni di italiani, che si sono allontanati disgustati dalla politica.

Bersani e Franceschini erano dirigenti di primo piano del partito e non hanno fatto nulla per evitare che ciò accadesse. Ora dicono di voler cambiare tutto ma, ahinoi,

 

NON SONO PIU’ CREDIBILI!

 

Ridiamo dignità alla politica, che deve essere intesa come servizio alla collettività e non come mezzo di affermazione personale.

 

Adesso con Marino abbiamo la possibilità di correggere la rotta e riportare il nostro partito sulla strada giusta.

Sosteniamolo in questo difficile percorso, il futuro del Partito Democratico dipende da noi.
 

LIBERIAMO IL PARTITO DEMOCRATICO
DALLE MELE MARCE

 

IL 25 OTTOBRE

VIENI A VOTARE ALLE PRIMARIE

 E SCEGLI
 

IGNAZIO MARINO

 


19 settembre 2009

PD - Verso il congresso

Si stanno svolgendo in tutta Italia i congressi di circolo che culmineranno l'11 ottobre,  con la Convenzione Nazionale e il 25 ottobre con le Primarie.  Com'è noto,  ai congressi hanno diritto di voto solo coloro che risultavano iscritti al 21 luglio 2009. Le Primarie invece sono aperte, possono votare tutti, iscritti e non. Quello che segue è il mio intervento in favore della Mozione Marino al congresso del mio circolo:

Un congresso è il momento più importante nella vita di un partito. Esso elegge gli organi dirigenti e ne definisce la linea politica e il programma. Quando le proposte sono più d’una si va a un congresso per mozioni dove le diverse proposte si confrontano,  vengono discusse, e, democraticamente attraverso il voto, accettate o respinte. Così dovrebbe essere. Ciò a cui assistiamo è invece tutt’altra cosa. Noi assistiamo a una guerra di posizione, dove più che confronto fra mozioni è uno scontro tra fazioni e dove non mancano i colpi bassi e le cadute di stile. Gli schieramenti sono già definiti, le scelte già compiute non a conclusione di un confronto ma in base a meccanismi che con la democrazia poco hanno a che fare. Si va per appartenenza: Gli ex Ds, salvo lodevoli eccezioni, stanno col candidato proveniente dai Ds, gli ex Margheriti stanno ovviamente col candidato proveniente dalla Margherita. A prescindere dalle mozioni.

Questa è la dimostrazione lampante che il nostro è un partito chiuso, settario, conservatore. Un partito che avendo paura delle novità, non sa rinnovarsi. Un partito che nasce morente. Un partito inadeguato alla gravità del momento.

Il momento terribile che stiamo vivendo esigerebbe che il maggior partito d'opposizione adottasse misure adeguate per contrastare la deriva del nostro paese verso la barbarie. Il virus del berlusconismo  si sta insinuando in ogni ganglio della vita pubblica, non risparmiando, spiace dirlo, neanche le nostre file. Per contrastare un leader carismatico come lo è certamente Berlusconi, occorrerebbe opporgli un altro leader altrettanto carismatico. E' una legge della fisica: Una forza si contrasta con un'altra forza uguale e contraria. Purtroppo, a noi manca una guida forte, dal grande carisma: Un Berlinguer o un Obama.

Non c’è nell’attuale classe dirigente, un personaggio capace di ricoprire questo ruolo. Non possono essere considerati tali nè i D'Alema, nè i Veltroni, né i Fassino, né i Rutelli: troppi errori, troppe sconfitte, troppe ambiguità ne hanno compromesso la credibilità. La situazione  attuale è figlia anche della loro insipienza o della loro ignavia.  E non possono ambire a una vera leadership neanche un Bersani o un Franceschini.  Le loro nomine vengono dai palazzi romani. I grandi leader nazionali si sono affannati a dar loro il proprio appoggio. Questo fatto li rafforza  da un lato, ma nello stesso tempo li indebolisce da un altro lato: sia che vinca uno o l’altro saranno sempre: l'uomo di D’Alema o l’uomo di Veltroni. Leader dimezzati, satelliti costretti ad orbitare intorno ai loro azionisti di riferimento. Nomi nuovi per politiche vecchie, secondo la vecchia logica del  cambiare tutto ma in modo che tutto rimanga com’è

A questo proposito mi viene in mente un brano di una lettera che Moro, durante la sua prigionia, scrisse a Zaccagnini:

 

"La verità è che parliamo di rinnovamento e non rinnoviamo niente. La verità è che ci illudiamo di essere originali e creativi e non lo siamo. La verità è che pensiamo di far evolvere la situazione con nuove alleanze, ma siamo sempre là con il nostro vecchio modo di essere e di fare, nell'illusione che , cambiati gli altri, l'insieme cambi e cambi anche il paese"

 

Così scriveva Moro. E a un altro autorevole personaggio va il mio pensiero: a  Berlinguer che nella famosa intervista a Scalfari sulla questione morale, così diceva:

 

 

"I partiti di oggi sono soprattutto macchine di potere e di clientela: scarsa o mistificata conoscenza della vita e dei problemi della società e della gente, idee, ideali, programmi pochi o vaghi, sentimenti e passione civile, zero. Gestiscono interessi, i più disparati, i più contraddittori, talvolta anche loschi, comunque senza alcun rapporto con le esigenze e i bisogni umani emergenti, oppure distorcendoli, senza perseguire il bene comune".

 

 

Sembrano frasi scritte oggi. Sono sicuro che Moro e Berlinguer, oggi, si rivoltano nella tomba nel vedere lo stato miserando in cui è ridotto il il Partito democratico. Un partito che continua a non aprire gli occhi e le orecchie per vedere e ascoltare l’umore del Paese reale; un partito che con le sue divisioni, ripicche, faide interne, incomprensibili autogol, non la smette di farsi del male. Mi spiace dire ciò, ma questa è la drammatica e triste realtà. Realtà che i nostri politici non vedono, troppo presi da giochi di potere, riposizionamenti, ricerca di nuove e consolidamento di vecchie alleanze, manovre di sottogoverno, inciuci vari. Sembra che vivano in un mondo tutto loro, in un olimpo dorato, lontano dai comuni mortali, lontano dai cittadini di cui si ricordano soltanto in occasione di congressi o elezioni e a cui chiedono il voto non si sa bene in base a quali meriti. Non si chiedono i nostri politici, perché nelle ultime elezioni 4 milioni di nostri elettori ci hanno abbandonato. Non si pongono la domanda del perché un cittadino su tre, un terzo del corpo elettorale, preferisce andare al mare o starsene a casa invece di andare a votare perché deluso o addirittura disgustato da una politica ambigua e in certi casi collusiva.

Si dice che Berlusconi può contare su più della metà del Paese. Non è assolutamente vero! Nelle ultime elezioni il Pdl ha preso il 35% sul 63% di votanti.; ciò significa che grossomodo solo il 25 percento dell’intero corpo elettorale è con lui.

C’è nel paese una massa enorme, il 75 % della popolazione che non si riconosce nei principi e negli stili di vita del Cavaliere. Una grandissima parte di  questo 75% è composta da donne e uomini desiderosi di contare,  pronti a partecipare se solo vedessero che ne vale la pena. Un serbatoio enorme! Il partito degli astenuti è il primo partito in Italia. Un partito capace di far diventare maggioranza qualsiasi minoranza. E’ verso questo partito che noi dovremmo rivolgere le nostre attenzioni. Perché è formato in larghissima parte da gente nostra, gente che abbiamo perso per strada per colpa nostra, gente che la pensa come noi e che condivide i nostri valori e i nostri principi. Altro che UDC!  Beninteso, nessuna chiusura preconcetta verso nessuno: dobbiamo essere un partito aperto e capace di dialogare con tutti. Vanno bene le alleanze ma fatte alla luce del sole. Senza accordi sottobanco e con la più assoluta trasparenza. A tal proposito, spero che siano infondate le voci secondo cui Emiliano, con la benedizione di D’Alema, stia barattando una eventuale alleanza con l’Udc alle prossime elezioni regionali con la privatizzazione dell’acquedotto pugliese, al cui acquisto sarebbe interessato Gaetano Caltagirone, suocero di Pierferdinando Casini. Se ciò fosse vero, si scontrerebbe, con la nostra più ferrea opposizione.

L'ingegner De Filippo, l'altra sera ci invitava a parlare delle differenze che contraddistinguono le varie mozioni, ebbene, la prima grande differenza e quella che riguarda i tre candidati: Sia Bersani, sia Franceschini sono uomini dell'apparato, sono nati politicamente nel partito, sono stati candidati dal partito, entrambi agiscono secondo logiche di partito. Ignazio Marino, al contrario, è l’unico dei tre  a provenire dalla società civile.

Marino è il solo a non aver santi in paradiso. Nessun grande leader politico gli ha offerto il suo appoggio,  nessun grande giornale gli ha dato visibilità. (anzi, Repubblica, non riportò nemmeno la notizia della presentazione della mozione), e tuttora c’è una sorta di oscuramento nei suoi confronti da parte dei grandi giornali nazionali, compresa l’Unità. Tutto questo può sembrare debolezza, invece è la sua forza. Fra i tre candidati egli è il solo a brillare di luce propria. Egli non ha padrini a cui baciar la mano, e non ha padroni a cui dover rendere conto all’infuori dei cittadini che lo eleggeranno segretario. A nessuno dovrà dei favori, con  nessuno avrà debiti di riconoscenza.

Egli è stato nominato dalla base. Un gruppo di giovani, quelli del lingotto, lo hanno spinto a candidarsi; e decine di migliaia di e-mail lo hanno convinto a farlo.

Per quanto riguarda le differenze fra le mozioni, Ignazio Marino ha richiesto a più riprese un confronto pubblico con gli altri candidati, richiesta che è stata puntualmente respinta o dichiarata possibile solo dopo l’11 ottobre. Anzi, da parte di Bersani, è stata data una motivazione ridicola per non dire sciocca: secondo lui, facendo il confronto, si mancherebbe di rispetto agli iscritti.

A tale proposito vi leggo una dichiarazione di Ignazio Marino:

 “Io mi batto per la democrazia sempre, dentro e fuori il partito, per questo mi pare che l’unico modo per dare ai nostri iscritti, ai molti che sono ancora indecisi, la possibilità di capire quali siano le molte e sostanziali differenze tra le tre proposte sia quello di un confronto a tre. Il partito non può essere democratico solo di nome, deve esserlo nei fatti e mi pare ci sia molta strada da fare in questa direzione. Vedo aprirsi uno scenario che è il contrario di quello che ho in mente quando penso al futuro del PD. Il rifiuto da parte di Bersani e Franceschini di partecipare ad un confronto alla pari, di fronte agli elettori, non è altro che il sabotaggio della democrazia interna e un insulto nei confronti dei nostri iscritti che chiedono a gran voce il confronto.”

Ignazio Marino, 9 settembre 2009)


10 luglio 2009

Silvio & Obama






...oltre che bello, abbronzato, è anche alla mano...

ti fa sentire alla sua altezza...


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3 luglio 2009

Anche i Premier, nel loro piccolo, sognano

La quiete regnava su Palazzo Grazioli. Le spesse pareti ovattavano i residui rumori causati da nottambuli incalliti che nonostante l'ora si attardavano in via del Plebiscito. Nella sua enorme stanza da bagno, seduto su una tazza di finissima porcellana, avviluppato in fluttuanti e graveolenti effluvi, Silvio soddisfaceva le incresciose ma ineludibili incombenze fisiologiche, prima di potersi abbandonare nelle braccia di Morfeo per dormire il sonno dei giusti.
- I vip dovrebbero essere esentati da queste necessità - pensò, e un sorrisetto ne increspò le labbra. Quel classico sorrisetto lievemente canzonatorio causa di simpatie o antipatie secondo i diversi punti di vista. - Ecco la vera uguaglianza - pensò - puoi essere Papa, Re, Capo di Governo, ma quando siedi qui, sarai sempre uguale al più umile degli uomini che vive in una qualsiasi parte del nostro pianeta.

 

  Immerso in tali profonde riflessioni si era coricato. Da solo, come era ormai abitudine. Il tempo in cui poteva dare libero sfogo alla sua indole un po’ libertina era ormai solo un lontano ricordo. L’età è l’età, e la legge della natura non guarda in faccia nessuno. Gli veniva da ridere pensando a tutte le stupidaggini che erano state dette e scritte sulla sua presunta iperattività sessuale.

  - …. E’ così facile ingannare un popolo che vuol lasciarsi ingannare, specialmente quando si è ricchi e  quando si è padroni della TV. Le bugie ripetute diventano verità conclamate mentre verità assodate vengono ridotte a semplice diceria. Bisognerebbe scrivere un trattato sull’arte di manipolazione delle menti. – pensò.


Tuttavia il sonno tardava a prendere il sopravvento sui pensieri.  Era stata una settimana dura quella appena trascorsa. Avvertiva l’approssimarsi della fine di quella che lui chiamava “stupenda avventura” e un po’ gliene dispiaceva. Se la legge della natura è inesorabile, altrettanto lo è quella dell’ Organizzazione: una volta che la tua missione è compiuta devi metterti da parte, uscire di scena. Non sapeva ancora come ciò sarebbe avvenuto, ma aveva fiducia. Sapeva che in seno all’Organizzazione la pratica  dell’usa e getta non aveva diritto di cittadinanza. Ai suoi membri non più in attività veniva assicurato un avvenire tranquillo e ben remunerato.  Riandò con la mente  a quel giorno di tanti anni fa quando gli era stato proposto di entrarne a far parte. Che culo aveva avuto! Cribbio, se aveva avuto culo! Essere prescelto  per svolgere un ruolo di primissimo piano nel panorama politico internazionale e vivere una vita da nababbo non era cosa di tutti i giorni. E poco importa se era stata la sua parte clownesca, la sua capacità di immedesimarsi in modo quasi naturale nel ruolo del buffone frivolo e vanesio a determinarne la scelta. Sta di fatto che la sua vita era cambiata. Cribbio se era cambiata! Amava ricordare i tempi grami in cui, per sbarcare il lunario, si arrabattava come cantante ed intrattenitore sulle navi da crociera. E rammentava  gli avvii stentati come imprenditore: l’attività che non decollava, gli appartamenti che non si vendevano, i mutui che non riusciva a rimborsare…

Erano passati ormai quasi quarant’anni da quando era stato contattato. Sebbene l’offerta fosse stata allettante, l’aveva accolta con titubanza, almeno all’inizio. Da buon marxista non credeva ai miracoli, né alla bontà disinteressata della gente. Se qualcuno ti offre qualcosa, vuole qualcos'altro in cambio. Ma dal momento che non aveva nulla da perdere, aveva accettato. Ed era stata la sua fortuna.  L’inizio di una nuova era. Il giro di boa della sua vita. Gli affari cominciarono ad andare a gonfie vele. Il fatturato invertì la tendenza e cominciò a crescere con ritmi vertiginosi. Sembrava che una mano invisibile guidasse il corso degli eventi, aprendo porte, abbattendo ostacoli, creando opportunità. In pochi anni era diventato l’uomo più ricco d’Italia, uno degli uomini più ricchi del mondo. Possedeva ville, televisioni, giornali, banche, società editrici, catene di supermercati, squadre di calcio, concessionarie di pubblicità, compagnie di assicurazioni…. Tutto questo agli occhi dell’opinione pubblica. La realtà era ben diversa: egli era solo un prestanome. Non era padrone di nulla. Tutte le sue ricchezze appartenevano all’ Organizzazione…compresa la sua vita …

 

Silvio si rigirò nel letto ormai consapevole che quella notte non avrebbe chiuso occhio. Una strana frenesia lo assaliva ogni qualvolta i suoi pensieri si soffermavano su quell’entità astratta ma nello stesso tempo così reale chiamata: “ORGANIZZAZIONE”. Desiderava parlarne, chiedere, sapere. Ma era impossibile. L’argomento era tabù. Doveva solo eseguire le disposizioni man mano che gli venivano trasmesse dal dott. Letta. Solo questo sapeva: il dott. Letta era il tramite fra lui e il Livello Superiore.  Ignorava il grado effettivamente ricoperto da costui in seno all’organizzazione. Né gli era consentito chiedere spiegazioni. Neanche adesso che si approssimava la fine. Chi era Letta? Era solo un tramite? O era qualcosa in più? E quanti altri, fra i suoi più vicini collaboratori erano membri occulti? Chi e quanti erano gli adepti? Chi era/no il capo o i capi? Dove era la sede?  Domande destinate a rimanere senza risposta. Tutto era avviluppato in un mistero imperscrutabile. Per il cittadino comune, l’Organizzazione non esisteva. Invece loro, i prescelti,  ne avvertivano la presenza perfino nell’aria che respiravano e ne ammiravano e talvolta ne temevano la potenza che consideravano infinita. Onnipotenza e Onnipresenza: prerogative che il credente attribuisce solo a Dio…

 

Silvio ebbe un fremito. Fu tentato di assumere una Tavor onde far conciliare il sonno, ma subito cambiò idea. E’ così bello abbandonarsi ai ricordi - si disse -  e col pensiero tornò al  suo primo colloquio che rammentava nei minimi particolari come se fosse avvenuto ieri.

 

- Salve signor Berlusconi. Bella giornata vero?

- Era cominciato così, nel modo più banale. Il suo interlocutore disse di chiamarsi Rossi, ma il nome probabilmente era falso. Non lo aveva più rivisto.

- E’ inutile che le dica, signor Berlusconi, che sappiamo tutto di lei.  Conosciamo ogni aspetto della sua vita, ogni passione, ogni vizio. Dopo attenti studi lei è risultato il più idoneo a ricoprire il ruolo che le è stato assegnato.

- …e che sarebbe?

- Quando sarà il momento lei fonderà un nuovo partito e lo chiamerà Forza Italia. E sarà un partito di destra

- Di destra? - Aveva replicato. Ma io sono di sinistra.

. - Non è   importante ciò che siamo o crediamo di essere. E’ fondamentale il Fine Ultimo che ci prefiggiamo. Vede signor Berlusconi,  la realtà che ci circonda è ingannevole. Potenti oligarchie dominano il mondo. Gruppi di potere occulti decidono dei destini dei Popoli.  Democrazia,  Religione,  Libertà,  Famiglia,  Patria sono parole vuote che l'astuzia truffaldina dei furbi, con la complicità inconsapevole di una massa amorfa, codarda, pigra, menefreghista, che chiameremo “massa non pensante”, usa per accrescere  il proprio potere a proprio esclusivo vantaggio. Gli egoismi dei pochi uniti all'ignavia dei molti sta facendo precipitare l'umanità in un baratro dal quale non riuscirà più ad uscirne. La massa non pensante è la maggiore responsabile di questa situazione. Il nostro compito è farglielo capire. Siccome è impossibile, con il ragionamento,  vincere la pigrizia mentale della massa non pensante, bisogna creare le condizioni perché questa capisca da sé il suo errore e riesca a vincere il peso schiacciante dell’egoismo, dell’insicurezza e della solitudine.

- Ma non sarebbe più semplice fare un partito di sinistra?

- Sarebbe inutile. La massa non pensante associa istintivamente la parola “sinistra” alla parola “rinuncia”. Non riesce a comprendere che pensare un po’ agli altri oltre che a se stessi e al futuro oltre che al presente, tutti, anche loro stessi,  ne trarrebbero vantaggio.. L’esperienza ci insegna, che quando si incontra un ostacolo insormontabile, è più sensato aggirarlo che tentare di superarlo. Disse un saggio che in politica, la linea più breve fra due punti è un ghirigoro.  Il nuovo partito sarà di destra perché i principi a cui si ispira la Destra sono insiti nell’uomo. La natura umana è di destra. Il comunismo è fallito perché non ha tenuto conto della natura umana. La prima parola che un bambino impara dopo MAMMA è MIO. Con questa parola il bambino comincia a prendere possesso, a imporre il proprio dominio sulle cose, a creare la proprietà. POSSESSO, DOMINIO, PROPRIETA’ sono concetti di destra. E sono istintivi nell’uomo. Fanno parte del suo bagaglio genetico. Chi riesce a cavalcarli dominerà il mondo. Per questo la destra domina il mondo. Al contrario, i valori cui fa riferimento la Sinistra, per esempio:  solidarietà, eguaglianza davanti alla legge, giustizia sociale, difesa dei più deboli, integrazione, istruzione pubblica, laicismo, salvaguardia dell'ambiente, importanza del parlamento, valorizzazione dello stato,  non sono insiti nella natura umana ma vengono acquisiti attraverso uno sforzo di riflessione, un ampliamento del proprio bagaglio culturale, un evolversi del proprio modo di pensare. In altre parole, se l’essere di destra vuol dire farsi guidare dagli istinti, essere di sinistra significa privilegiare la ragione e quindi  porsi un gradino al di sopra di quella massa non pensante costituita dalla stragrande maggioranza del genere umano.

Un gradino che la massa non pensante, non ha né la voglia né la capacità di salire. Anzi, quanto più la Sinistra cerchi di coinvolgerla, tanto più essa si sente distante e spaventata. E cerca protezione, e si affida all’Uomo Forte del momento,  all’Uomo della Provvidenza che pensa per tutti e la liberi dalla estenuante  fatica del pensare. Lei, Signor B sarà quest’Uomo, l”Unto del Signore”, il loro Messia.

- Ma come ci arriverò?

- Sfruttando le loro paure e condividendo i loro vizi. Promettendo il mare in montagna e la neve nel deserto.  Additando il Comunismo come nemico da abbattere e proponendosi come nume tutelare dei loro interessi e paladino  della loro serenità. Faccia tutto ciò  e  vincerà le elezioni.

- Ma se poi le elezioni non si vincono? – aveva replicato

- Quando l’Organizzazione lancia un Progetto, mette in cantiere una serie di eventi di supporto apparentemente non correlati, ma determinanti per la riuscita dell’evento principale. Quando riceverà il segnale Lei fonderà il nuovo partito e vincerà le elezioni.  Governerà questo Paese per una ventina d’anni e lo farà nel modo peggiore possibile Rinfocolerà l’odio sociale, cancellerà i diritti dei lavoratori, farà tabula rasa della coscienza individuale facendo leva sui più bassi istinti latenti in gran parte della popolazione. Dominerà il mondo dei media  e imporrà la cultura dello sfascio. Si esprimerà per slogan e farà largo uso di bugie e di promesse che si guarderà bene dal mantenere. Strizzerà l’occhio agli evasori fiscali  e ai corruttori. Lancerà ancore di salvezza agli abusivisti edilizi e innalzerà al rango di eroi noti mafiosi. Farà diventare più ricchi i ricchi e più poveri i poveri. Getterà macigni sulla Costituzione e scardinerà il sistema democratico dalle sue fondamenta.  Quando la massa non pensante si sentirà colpita nel portafogli, quando vedrà volatilizzarsi ogni risparmio, allora forse capirà. E allora la sua missione sarà compiuta.

- Detto così sembra facile…ci sarà pure una opposizione…

- l’opposizione sarà involontariamente il suo più valido alleato. Il male della Sinistra è la totale mancanza di umiltà nei suoi esponenti. Ognuno di essi si ritiene depositario della verità assoluta e per questo motivo invece di far fronte comune contro l’avversario si dividerà in tanti rivoli che ogni loro azione diventerà  inefficace e velleitaria.

- Ma se si scoprirà la verità?

- Creeremo e poi faremo in modo che venga scoperto, un organismo parallelo che chiameremo P2.  Esso avrà il compito di depistare e far finire in un cul de sac eventuali inchieste…

 

Driiiiiinnn!!! Driiiiiiinnn!!! Driiiiiinnn!!!

 

- Chi è? Cosa? Battista che diavolo succede?

- Mi perdoni signor Presidente! Ma c’è il dottor Letta che attende da due ore…

-Cribbio! era tutto un sogno…ma allora dormivo…va bene, fai entrare il dott. Letta!

- Buon giorno, Presidente! Dormito bene?

-Bene un corno, ho avuto degli incubi. Pensa, ho sognato di essere comunista,

  figuriamoci…però…però ripensandoci…non è stato un incubo ma un bel sogno…Beh, cosa  ci riserva oggi la giornata?

- Deve presenziare quella riunione con gli editori.

- abbiamo in programma qualche gaffe?

- Certamente! Dopo il consueto attacco alla sinistra illiberale e catastrofista, alla   stampa eversiva e alle toghe rosse politicizzate, accennando a Carlo Levi,  lo indicherà come l'autore del  “Cristo si è fermato a Empoli”.

 

- FINE -

 

 

Precisazione: Benché i personaggi di questo racconto siano reali, i fatti e  i pensieri loro attribuiti sono frutto della fantasia malata dell’autore, il quale recentemente,  è stato vittima  di un colpo di sole che ne ha compromesso parzialmente le facoltà mentali. Preghiamo pertanto eventuali lettori, di voler giudicare il poveretto con benevola indulgenza.

 

.


18 maggio 2009

l'importanza del coglione

Perchè, nel 1940, nonostante le pressioni di Hitler  e Mussolini, il Generalissimo Franco si ostinò a mantenere la Spagna neutrale, rinunciando a scendere in guerra a fianco dei paesi amici ed alleati?
E quale sarebbe stato l'esito della seconda guerra mondiale se anche
la Spagna di Francisco Franco avesse partecipato al conflitto?
Questi e altri sono stati i drammatici interrogativi che per quasi settant'anni hanno angustiato le menti di autorevoli politologi.
Ma adesso, grazie ad Ana Puigvert, nipote dell'urologo del dittatore spagnolo, il mistero è stato svelato:
Francisco Paulino Hermenegildo Teódulo Franco y Bahamonde Salgado Pardo de Andrade aveva un solo testicolo  e quindi si può tranquillamente affermare che: 
 
El Caudillo no tenia bastante cojones!
 
Così va il mondo! A volte basta un solo coglione per cambiare il corso della storia.


17 maggio 2009

sforzi personali

"Un popolo ascende in quanto sia numeroso" ripeteva spesso questo slogan Mussolini. "Per questo motivo il Governo Fascista protegge e incoraggia in tutti i modi l'aumento della popolazione. Esso colpisce con una tassa i celibi; favorisce con l'esenzione dalle tasse  e con premi di varie specie le famiglie numerose; esalta la famiglia, ...".
 
Anni dopo, uno studente burlone, parlando  in un suo compito dell'aumento della popolazione italiana durante il fascismo, così scriveva:

"... ci fu in Italia, grazie allo sforzo personale di Mussolini, un grande incremento demografico..."
 
Quell'accenno allo "sforzo personale" mi ha fatto ridere di gusto, e mi ha fatto sperare che un domani, qualche altro studente burlone, parlando dei nostri tempi tristi, e riferendosi alla presunta passione per la gnocca e alle  presunte figlie segrete del nostro presunto amato premier,  possa scrivere:

"...e Berlusconi, con grande sforzo personale, cercò di arginare il preoccupante calo delle nascite..."


5 maggio 2009

Il Grande Balzo All'Indietro

Cap.1° - E' bello essere Papa

Era contento Joseph. Contento come lo può essere un ragazzino dispettoso a cui è riuscito un tiro birbone. Joseph amava i tiri birboni. Era felice quando un suo gesto o una sua parola potevano causare  dispiaceri o imbarazzi negli altri. Gongolava al pensiero dei disagi che poteva arrecare al prossimo. Lui al prossimo voleva bene, e quanto più lo vedeva soffrire tanto più lo sapeva vicino a Dio. La gente  è nata per soffrire,si diceva.  E' con la sofferenza  inflitta che Dio dimostra il suo amore. Così pensava Joseph; ed  era particolarmente soddisfatto della sua ultima impresa: la visita nei luoghi del terremoto. L'aveva annunciata e l'aveva fatta. Ma non subito. Aveva lasciato passare tre settimane. Tre settimane di ulteriore calvario inflitto a quella gente. 
Tre settimane in cui centinaia, forse migliaia di operai, di volontari, di vigili del fuoco, venivano sottratti alle loro mansioni di aiuto e sostegno alla popolazione, per essere dirottati nei lavori di preparazione della  visita papale. Bisognava montare palchi, alzare transenne,  puntellare la chiesa, innalzare un campanile, preparare la sala stampa per 500  giornalisti, costruire una strada...
Bella quella strada di sassi bianchi appositamente costruita... e come risaltavano  le sue scarpette rosse firmate Prada.... Eh già, é proprio bello essere Papa!

Cap. 2° - La Tiara Papale

Immerso in tali pensieri Joseph entrò nel suo studio. Il suo sancta sanctorum. Era il luogo più intimo dopo la camera da letto. Qui conservava  gli oggetti e i cimeli  più cari: libri rari, preziosi dipinti, doni ricevuti .  Appeso ad una parete dietro la scrivania, c'era un magnifico Crocefisso con  incastonate pietre preziose e decorazioni raffiguranti la storia di papi e cardinali: dono del Premier Berlusconi. Più a sinistra, verso l'angolo, un po’ in penombra, un bassorilievo in argento dello scultore Antonio Nocera, dedicato alla pace. Ricordo del Presidente Napolitano. Ricordo non particolarmente apprezzato, si disse. Neppure una gemma...e poi quel titolo..."pace"... come se la pace fosse possibile con  tanti nemici che ci circondano... ma verrà un giorno...basta! non precorriamo i tempi!

Su una mensola   faceva bella mostra di se un magnifico calice in oro massiccio, tempestato di pietre preziose: pensierino del governatore della Sardegna, Renato Soru, a nome degli ignari contribuenti sardi. Sulla parete di fronte, in posizione centrale, un ritratto di un suo predecessore nonchè suo idolo: Tomas de Torquemada. Il più grande fra i grandi Inquisitori. Ad tempus lo avrebbe innalzato alla gloria degli Altari. Giù, nella stessa direzione del ritratto, un atlante marmoreo  reggeva una teca. All'interno di questa, un gioiello di ineguagliabile bellezza: Una magnifica Tiara in argento   impreziosita da tre corone auree con croci e foglie d'oro alternate e arricchite con diamanti,  smeraldi  e rubini.  Fra una corona e l'altra, opali, lapislazzuli, topazi e zaffiri.(è bello essere papa) 

Il tutto sormontato da una croce d'oro. Il suo valore era inestimabile. Era un dono di un suo vecchio e caro amico, il compianto Pablo Escobar, il capo dei narcotrafficanti di Medellin, fervente cattolico; che Dio lo abbia in gloria!. Ricorda ancora quando ricevette quel dono: - Non posso accettarlo- aveva detto- non sono Papa!- Lo sarai, lo sarai-aveva risposto Pablo. Ed era stato profetico. Certo, un qualche aiutino al corso degli eventi lui lo aveva dato.

Per chi è chiamato a dirigere un organismo come la Congregatio pro Doctrina Fidei (Il tribunale dell'inquisizione), è facile venire a conoscenza di fatti non sempre edificanti a carico di membri più o meno altolocati del clero(ahimè! la carne è debole). Allora, ispirati da Dio, sempre per salvaguardare il buon nome della Chiesa,  si  copre, si insabbia, si aggiusta, fino a che il manto del tempo non avrà ricoperto il tutto. I rei, salvati dalla misericordia divina serberanno eterna gratitudine per colui che della volontà divina si è fatto interprete.  Tale gratitudine sarà dimostrata in Conclave. Chi semina raccoglie, dice il proverbio. Joseph aveva ben seminato e adesso raccoglieva i frutti. Ricordò l’annuncio del   Cardinale Protodiacono: 

Annuntio vobis gaudium magnum;
habemus Papam:

Eminentissimum ac Reverendissimum Dominum,
Dominum Josephum
Sanctae Romanae Ecclesiae Cardinalem Ratzinger
qui sibi nomen imposuit Benedictum XVI

E ricordò le sue prime parole da Papa:   ''Dopo il grande Papa Giovanni Paolo II i signori Cardinali hanno eletto me pontefice, un semplice e umile lavoratore nella vigna del Signore”

Finalmente Papa! Guardò di nuovo la Tiara e un senso di orgoglio trapelò dal suo sguardo. Amava quell'oggetto,  non tanto per il suo valore intrinseco, quanto per il suo significato simbolico. Quella Tiara faceva parte di un progetto che di li a breve avrebbe cambiato il corso della storia.


Cap. 3° - Alla riscoperta del Santo Prepuzio


Capitava spesso a Joseph di andare  con la mente a ritroso nel tempo e pensare agli ultimi Pontefici che lo avevano preceduto sul Soglio di Pietro. Tutti santi uomini, certo, ma chi più chi meno, un pò, come dire,  "azzardatelli" se non proprio imprudenti. Quando pensava a  Giovanni Paolo II un velo di tristezza gli copriva il viso. A questo Papa andava sicuramente riconosciuto  il merito di una vigorosa azione politica e diplomatica contro il comunismo reale  e contro quel comunismo latente, e quindi più pericoloso, che si annidava nella cosiddetta Teologia della Liberazione.

Ma, buon Dio, troppe scuse, troppo ecumenismo, troppi cedimenti. La storia millenaria della Chiesa  insegna che Inflessibilità, Rigore, Disciplina, Intransigenza sono le basi imprescindibili su cui costruire la propria azione di governo. La rinuncia all'uso della Sedia Gestatoria non fu un cedimento? E le scuse elargite anche a sproposito? La Chiesa  non chiede scusa! La Chiesa ha sempre ragione, anche quando è in errore.

Ancora più raccapricciante era il ricordo di Giovanni Paolo I. Quanti danni aveva causato nel suo (fortunatamente) breve pontificato...aveva abolito l'uso del Triregno e rinunciato al "Pluralis Maiestatis" inferendo in tal modo un durissimo colpo al prestigio e all'autorità del Papa.

E che dire della soppressione della Corte Pontificia perpetrata motu proprio da Paolo VI nel 1968?

Un sudore freddo, a questo ricordo, gli imperlò la fronte. Come si era potuti, mio Dio, scendere così in basso?

Bisognava correre ai ripari. Era diventata una necessità impellente il ritorno alle  antiche tradizioni. Urgeva  il "G.B.A.I."  (Grande Balzo All'Indietro). Occorreva riportare la Roma Cristiana ai suoi antichi splendori:  nunc et semper "Caput Mundi".

Come procedere? Già da tempo aveva messo a punto un piano d'azione articolato in tre punti:

1° - Avrebbe pubblicato una enciclica dal titolo "frangar non flecta"( mi spezzo ma non mi piego.).

2° -Avrebbe emesso una Bolla con la quale comunicare Urbi et Orbi  il ripristino magnis itineribus dell'uso dei quattro capisaldi dell'Autorità Papale:

Triregno, Sedia Gestatoria, Corte Pontificia, Pluralis Majestatis...

 

3° - Dulcis in fundo, avrebbe riproposto  il culto del Santo Prepuzio.

 

Un velo di mestizia solcava il viso di Joseph ogni volta che la sua mente si soffermava su Riti e Usanze in auge in altre epoche della storia. Il culto della  Preziosa Pelle Asportata Dal Pene Di Nostro Signore Durante La Santa Circoncisione  aveva conosciuto il suo periodo d'oro durante il Medioevo, quando ben diciotto città nel mondo ne reclamavano il possesso e diciotto Santuari ne veneravano la Santità.

Fra le tante discutibili innovazioni del Concilio Vaticano II c'era senza dubbio la rimozione

della festività della Circoncisione di N.S.che si celebrava da centinaia di anni il 1° gennaio.  Joseph non aveva condiviso tale decisione. E non aveva mai compreso il perchè, nel secolo passato, si fosse smesso di venerare  il Santo Prepuzio, fino a giungere all'assurdo divieto di parlarne o di scriverne, pena la scomunica. Eppure, molti furono gli eventi miracolosi di cui beneficiarono  alcuni devoti della Sacra Reliquia. Uno fra tutti, il più sensazionale:  quello di una donna sterile che solo posando lo sguardo sul reliquario contenente la Sacra Pelle si ritrovò ingravidata.

Beato  medioevo!

Medioevo...Ah! isola felice ancora incontaminata dai malefici germi dell'illuminismo! 

Ritornerai!

- FINE -


Disclaimer: Benchè i personaggi di questo racconto siano reali, i fatti e  i pensieri loro attribuiti sono del tutto immaginari.


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permalink | inviato da rossoantico il 5/5/2009 alle 6:58 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (16) | Versione per la stampa
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